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Recensioni e interviste

L'ALBERO LAURA

L'Albero Laura: fiabe libertarie per bambini di ogni età

 

Anzitutto, una necessaria premessa: chi scrive codeste note non è mai stato proclive allacosidetta “letteratura per l'infanzia” - così come a nessun'altra forma di(auto)ghettizzazione, letteraria o d'altro genere. Se pertanto qui si parla – e nei terminipiù elogiativi – di un libro “di fiabe”, ciò è perché esso è senz'altro immediatamentefruibile da un pubblico a cavallo, diciamo, tra i nove e gli undici-dodici anni, cui è certamente rivolto; ma ad altri livelli di lettura può (e dovrebbe) essere letto anche da lettori adulti e consapevoli.

Il libriccino in questione (sull'ordine delle 120 paginette di formato tascabile) è opera di
Lauretta Chiarini, scrittrice residente ad Ariccia in provincia di Roma e vincitrice di
diversi premi letterari; è edito da MEF- L'Autore Libri di Firenze al prezzo di 9,80 euro, e
consta di una prima, lunga fiaba – quasi un piccolo racconto lungo – e da tre altre brevi
fiabe, l'ultima delle quali dà il titolo all'intera raccolta.
Il primo pezzo, su cui maggiormente si incentrerà la nostra attenzione, si intitola Giulia
Libertà nel paese di Nonsipuò: una settantina scarsa di pagine che narrano la storia di una
bambina, Giulia Libertà appunto, che per caso un giorno finisce con la sua bicicletta in un
paese, Nonsipuò, in cui, come presto scoprirà, tutto è vietato ai cittadini e finanche agli
animali (ad esempio, vi sono ammessi solo gatti bianchi). Creatore e detentore di questo
potere assoluto di veto universale è un sedicente Magnifico Sindaco che, assurto per via
democratica alla dirigenza della città, ha presto trasformato la sua amministrazione in
dittatura. Presa a cuore la situazione di questa infelice cittadina, Giulia Libertà, con l'aiuto
di sua nonna e dei suoi amici, attua un piano di provocazioni volte da un lato a risvegliare
la coscienza dei suoi abitanti, dall'altro ad irritarne il sindaco-dittatore costringendolo a
scoprire il suo reale ruolo di despota e repressore, fino a che la crescente frizione tra i due
elementi porta alla sollevazione popolare finale e alla pacifica, giocosa e nonviolenta
rivoluzione liberatrice.
Bene, fin qui la favoletta, seppur animata da un generico sapore “politico”di chiara
impronta libertaria e oppositiva, potrebbe restare non più di una favola, per quanto
moderna, articolata e relativamente smaliziata; ma intervengono subito altri piani di
lettura ad accrescerne la portata ed approfondirne il senso e l'importanza. Anzitutto, la
descrizione del sindaco-dittatore: che usa come intercalare un ipocrita “consentitemi”
molto allusivo, così come i suoi comportamenti più da animatore per love boats che da
rappresentante delle istituzioni:”...ballava, in pantaloncini corti,ad una festa di celebrità
sulla riviera”; si fa fare trattamenti antirughe per nascondere gli anni e stamparsi un
eterno sorriso e da ultimo si scopre che porta i tacchi col rialzo interno perché in realtà è
al limite del nanismo. I riferimenti alla nostra realtà non mancano certo, indirizzando
senz'ombra di dubbio la storiella anche ad un pubblico non infantile.
Altro elemento di fondamentale importanza è la precisa collocazione generazionale dei
tipi umani tra gli abitanti di Nonsipuò: la resistenza alla dittatura, la sua contestazione ed
il finale abbattimento sono opera interamente ed esclusivamente di anziani (guidati dalla
memoria storica della perduta libertà, del come eravamo) e di giovanissimi, portatori sani
(sanissimi!) di futuro e di utopia. In medio, rovesciando il motto latino, stat malum: una
generazione del tutto incolore, apatica, lobotomizzata: “razza disossata / già in attesa di
morire”, l'avrebbe stigmatizzata Giorgio Gaber. Evidentissima – e purtroppo non certo
senza ragione – la sfiducia e la polemica dell'autrice verso l'attuale generazione di mezzo,quella cui lei stessa appartiene – quella del riflusso, della rinuncia, dello smarrimento e dell'abbandono di qualsiasi pensiero critico. Spetterà quindi ai marginali, ai meno invischiati nel meccanismo perverso e ottundente della routine lavorativa, farsi latori del cambiamento, nella doppia, inestricabile prospettiva del recupero del passato e dell'invenzione di un futuro. La rivoluzione, insomma, la fa chi non è compromesso con il grigio, triste presente, con una realtà la cui supina accettazione è motivo di avvilimento e di vergogna, di rinuncia, di smarrimento del senso stesso del vivere umano; e la fa conle armi disarmate e disarmanti che il '68 – quel periodo e quel movimento che oggi i reazionari di ogni colore vituperano e offendono – nel suo primigenio afflato libertario aveva per primo concepito ed attuato: la provocazione ironica, ludica e dissacrante dei provos, la profezia giocosa del “sarà una risata che vi seppellirà”, il messaggio di pace e amore del flower power e il voler portare la fantasia al potere: scritte sui muri controinformazione, irrisione, risveglio delle coscienze – culminanti in una scena finale che pare la traduzione letteraria del Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.

Completano la breve raccolta altre tre piccole – ma non meno toccanti, pur nella loro
semplicità - fiabe: ecologica una, sul disastro ecologico in scala planetaria, anzi cosmica,
perpetrato dall'uomo; sui sentimenti, sull'importanza dello studio e della scuola (temi ben
presenti, in chiave più politica, anche in Giulia Libertà) negli altri due.
Un piccolo libro non solo per piccoli, insomma; e che qui vorremmo consigliare ai
colleghi di scuola elementare e media come testo da proporre agli alunni per iniziare a
riflettere sulla libertà, sulle lotte per conquistarla, sui reali valori della vita.
Laura Chiarini: L'albero Laura, edizioni MEF L'Autore Libri – Firenze, pagg. 125. €
9,80, ISBN 88-517-0939-0

Francesco De Ficchy

da socialismolibertario.it

 

 

L'ALBERO LAURA

da Pagine Giovani, Gruppo di servizio letteratura giovanile. settembre 2006

 

Nella vasta produzione di questa casa editrice, si trova di tutto: narrativa per adulti (interessanti alcuni romanzi storici), diari e memorie, sia pure raramente pregevoli dal punto di vista letterario, sillogi di poesie, racconti per ragazzi che spesso hanno un contenuto positivo ma soffrono della mancanza di stile e di mestiere narrativo (propria dei dilettanti).

E poi, di quando in quando, si trova una gemma, un felice balzo in alto, un racconto che sia per stile sia per contenuto meriterebbe di essere più conosciuto e ristampato. Questo libretto contiene quattro racconti. Il primo e il più lungo è assolutamente perfetto: un incipit accattivante, una storia tra umorismo e satira che leva un inno alla libertà. Che cosa può accadere, infatti, quando una vivace ragazzina che non a caso si chiama Giulia Libertà arriva in bicicletta in un isolato e tetro paese in cui quasi tutto è proibito (soprattutto giocare e leggere libri), tutto è governato da disposizioni ferree, orari opprimenti, regole assurde, in nome dell'ordine e della tranquillità (che somiglia a una non-esistenza)?

Accade che prima Giulia, poi un suo amico e infine i ragazzi del paese infrangono gli strani regolamenti uno ad uno suscitando scandalo, equivoci, sconcerto, situazioni buffe e, al tempo stesso scoprono le ipocrisie degli adulti. Il tema è stato trattato anche da altri, ma qui ci sono spirito e brio e non solo denuncia.

Il secondo racconto, Il pianeta Asdrubale, narra di un pianeta neonato che, crescendo, viene a conoscere le angustie della Terra e coinvolge gli astri in un progetto di rinnovamento: qui l'apologo, benché simpaticamente fantastico, è troppo scoperto e si sente il lato didascalico. Torquato quaderno disoccupato è una breve fiaba con oggetti animati, alla Andersen. E infine L'albero Laura è un breve racconto, delicato e poetico, in cui una classe di alunni ricorda la maestra morta. 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVISTA


Scrivere, vivere, crescere. Intervista a Lauretta Chiarini
di bessemer451
Incontro Lauretta Chiarini in un vivace caffè dei castelli romani, durante uno dei suoi rari momenti liberi da incombenze familiari e lavorative. Ci sediamo attorno ad un tavolino e mi sorprende scoprire che preferisce un orzo ad un normale caffè. Dall'essenziale carteggio telematico che ha preceduto il nostro appuntamento avevo desunto l'immagine di una donna impegnata a lottare contro i minuti e la stanchezza per conciliare quotidianità e scrittura. Immaginavo quel genere di scrittrice che poggia la tazzina del caffè solo per battere con entrambe le mani sulla tastiera: nulla di meno prossimo alla realtà.
“Non amo scrivere con il computer, almeno non nelle primissime fasi di stesura. In fondo considerando i luoghi ed i tempi della mia scrittura non potrei fare altrimenti.” Mi racconta spiegandomi perché il più piccolo dei suoi figli non riesce ad apprezzare il piacere di leggere immediatamente le sue storie prima che editor e case editrici arrivino a metterci le mani sopra. “Mi dice che non prova interesse nel leggere da fogli scritti a penna. Da buona bibliofila non posso che dargli ragione.”
Lei ha due figli, un marito, sette gatti ed un lavoro che non la lascia riposare nemmeno durante il fine settimana, con quali risorse è riuscita a pubblicare due raccolte di racconti ed un romanzo?
“In parte è anche per questa mancanza di tempo che scrivo rigorosamente a mano. Mi capita di scrivere al mattino prima che si sveglino i bambini; durante i rari tempi morti del mio lavoro; in qualsiasi circostanza buona per impugnare carta e penna. Sono una scrittrice compulsiva, quando avverto la necessità di scrivere non riesco a trattenermi. La storia di “Giulia Libertà”, il racconto principale della raccolta “L'albero di Laura”, l'ho scritta quasi interamente in auto, nella mezz'ora che ogni giorno trascorrevo ad attendere l'uscita di mio figlio dalla scuola. Per la verità l'idea di ambientare tutta la vicenda di “Giulia Libertà” in un immaginario paese dove la legge fondamentale fosse il divieto, mi è venuta proprio rimanendo ferma in sosta sotto un cartello pieno di divieti incomprensibili. Guardavo la tabella che indicava confusamente gli orari in cui era consentita la sosta quando mi resi conto che sul lato opposto della via c'era un altro cartello di divieto molto simile. Ho pensato che il mondo è pieno di complicate restrizioni più o meno utili, così ho avuto l'idea di scrivere un racconto che spiegasse ai più piccoli che non tutti i divieti imposti sono legittimi e che esiste uno spazio civile per rivendicare la propria libertà.”
Dunque la scelta di dedicarsi alla letteratura giovanile è legata in un certo senso ai suoi figli e al suo ruolo di madre?
“Scrivo da sempre, lo faccio per rispondere ad una esigenza personale e chiaramente non mi dedico solo alla letteratura per i più piccoli. Tuttavia da quando sono nati i miei figli ho iniziato ad inventare e scrivere storie per loro. Inizialmente non ero interessata a pubblicare quello che scrivevo per loro, poi con il tempo e la spinta di persone care mi sono avventurata nel mondo dell'editoria. Il risultato è che proprio in questo mese viene pubblicato da Azimut “Volevo solo essere Serena”, un mio romanzo scritto questa volta per i genitori piuttosto che per i figli.”
Nel primo racconto dell'Albero di Laura, la piccola protagonista Giulia è foriera di un alto ideale di libertà che cerca di insegnare ai suoi sfortunati coetanei residenti nel paese di Non Si Può. Tuttavia la libertà di cui parla la bambina è un concetto condizionato da ciò che dice di aver imparato a scuola o grazie alla conoscenza di una memoria collettiva gelosamente custodita da nonni e genitori. Crede che un concetto tanto controverso come quello di libertà si possa imparare dai libri, dalla scuola o dai propri genitori?
“Scuola e letture hanno chiaramente un ruolo determinante anche nella formazione dell'etica dei bambini. Eppure entrambe le cose sono solo un contributo al pieno sviluppo della personalità dei piccoli. Un libro che parla di ideali, se scritto bene, emoziona ed arriva al cuore aiutando a contestualizzare nella realtà anche idee astratte e complesse. La cosa più difficile forse è dimostrare che anche la libertà ha dei giusti limiti e che devono essere rispettati. A questo può tornare utile la storia, la memoria, la conoscenza del prossimo. Anche nell'ottica dell'integrazione razziale (quindi dell'identità e della libertà individuale), la conoscenza della storia è basilare. Oggi nelle scuole elementari si fa storia partendo da una ricerca sulle proprie origini e sulla propria famiglia. Così facendo si da consapevolezza all'alunno di essere direttamente partecipe di quel flusso di eventi e vite che poi andrà ad indagare studiando. E' un ottimo approccio. Purtroppo gli strumenti ed i mezzi delle nostre scuole lasciano spesso a desiderare, a volte non ci sono le condizioni adatte per imparare e questo finisce per incidere negativamente anche sull'integrazione dei piccoli immigrati, oggi più numerosi rispetto a pochi anni fa.”
Mi sembra di capire che non ha una buona opinione della scuola italiana...
“Al contrario! Lavoro molto nelle scuole. In alcuni istituti dei Castelli Romani ho visto con piacere che gli alunni hanno saputo apprezzare i miei lavori, grazie anche alla guida di ottimi insegnanti. Due classi di una scuola elementare del Comune di Ariccia hanno persino operato una riduzione teatrale di uno dei miei racconti e lo hanno portato in scena.
Io credo molto nella scuola italiana, per lo meno in quella che ho conosciuto fino ad ora, prima della riforma Gelmini.
Penso che i nostri docenti rappresentino una straordinaria risorsa umana. Ciò che non apprezzo è la scarsa organizzazione dell'istituzione scolastica e soprattutto la mancanza di collaborazione da parte di molti genitori. La scuola ha estremo bisogno dell'apporto delle famiglie, anche per sopperire a carenze strutturali che non possono certo essere imputate ai docenti o ai dirigenti scolastici.
E' così ottimista anche nei riguardi del mondo dell'editoria italiana?
“In particolare nutro molta fiducia nei confronti delle piccole realtà editoriali. Agli inizi della mia carriera di scrittrice inviavo i miei manoscritti con il sospetto che non sarebbero mai stati letti. Con il tempo mi sarei resa conto che in realtà alcune case editrici si interessavano davvero ai miei lavori. Sicuramente ho ricevuto molte lettere di rifiuto cortesi quanto prestampate, eppure ho avuto diversi riscontri del fatto che le piccole e medie case editrici sono spesso disponibili almeno a vagliare seriamente le opere che gli vengono proposte.
Superato il problema della ricerca di un editore mi sono trovata a misurarmi con altri aspetti dell'editoria che non conoscevo bene. Ad esempio il mio ultimo editore mi ha affiancato un editor. Appena appreso che non sarei stata libera di lavorare in totale libertà mi sono sentita quasi toccata nell'orgoglio. In realtà ho scoperto di lavorare con un professionista assolutamente rispettoso delle mie scelte, si è limitato ad alcuni consigli sul lessico e alla fine sono rimasta davvero soddisfatta degli sforzi di entrambi.”
Oggi esistono numerose possibilità per editare da sé il proprio libro, seguendo interamente il processo editoriale ed affidandosi a siti internet specializzati per la distribuzione. Recentemente lei stessa si è servita di ilmiolibro.it per pubblicare “Turul che diventò un uccello e Aral che diventò una foglia”, come valuta questa nuova forma di editoria?
“Sinceramente non gradisco il tipo di prodotto editoriale che viene fuori da questi siti internet: non soddisfano i miei standard qualitativi di bibliofila. Mi sono servita di ilmiolibro.it solo per far vedere la luce ad alcuni racconti che i miei dubbi non volevano far uscire dal cassetto. Non si può nemmeno parlare di una vera e propria pubblicazione.”
Per finire una curiosità: di quale letture si alimenta la fantasia di chi ha scritto prevalentemente letteratura giovanile?

“Leggo molto. I miei preferiti sono Pennac e Gabriel Garcia Marquez, però possiedo anche una collezione di 102 libri gialli (di cui solo di uno non ho ultimato la lettura) di Aghata Christie, oltre a uno svariato numero di gialli di altri autori e non disdegno affatto Stefano Benni e Nick Hornby. Sono una divoratrice di storie, leggo praticamente di tutto. Ad esempio in questo periodo ho sottomano uno splendido libro di Andrea Bajani intitolato “Domani niente scuola”. Anche questo libro è un ottimo spunto per introdursi nel mondo degli adolescenti e della scuola. Andrebbe letto per osservare più da vicino queste nuova generazione che gli adulti faticano a capire al punto di guardarla con eccessiva inquietudine.

Marzo 2009

 

 

INTERVISTA


Lauretta Chiarini: «Scrivere mi fa stare bene»
Scritto da  Serena Grizi

Lauretta Chiarini, nata ad Albano, è l'autrice di alcuni titoli per ragazzi fra cui L'albero Laura, Margherita, Giorgia, le altre ed io, Parole vive, Turul che diventò un uccello e Aral che diventò una foglia oltre che di racconti sparsi in rete. Scrive e promuove i suoi libri attraverso un noto social network collegato con Feltrinelli. Nel mese di settembre Lauretta ha partecipato ad "Incontro con l'autore", quattro eventi letterari nell'ambito delle iniziative della Regione "Un Lazio di libri!" - I° Festival della Lettura del Lazio - ritrovandosi fra scrittori come Corrado Augias, Lia Levi e Melania Mazzucco. Lauretta ha un'aria cauta e non troppo professorale, finché non indossa i suoi 'occhialini': allora qualcosa sembra cambiare, quando comincia a parlare delle sue creature di carta o delle letture alle quali presenzia volentieri presso biblioteche o scuole incontrando bambini che in classe hanno già svolto un lavoro di lettura ed elaborazioni dei suoi testi, o leggendo per loro. Saranno gli 'occhialini', una specie di 'porta magica' fra la persona e l'autrice? Proviamo ad indagare...

D - Come hai simpaticamente ironizzato tu stessa, con "Un Lazio di libri!" ti sei trovata fra scrittori piuttosto importanti e ben noti al grande pubblico; credi che questo bel risultato sia dovuto oltre che al tuo impegno di scrittrice e promotrice dei tuoi libri anche all'interesse specifico che nutri nei confronti del raccontare l'infanzia e l'adolescenza quale momento di apertura alla vita?
R - É stata proprio una bella sorpresa, vedere il mio nome tra alcuni dei più noti della nostra letteratura. Non intendo paragonarmi a scrittori di tale cultura e di tale livello, ma di certo ci metto tanto impegno in quello che faccio e la mia voglia di scrivere, nella fattispecie per bambini e ragazzi, non credo sia da meno. Raccontare l'infanzia e raccontare per l'infanzia è prioritario per me; e non è mai abbastanza parlare di questa letteratura, quella per i più giovani, che per vari motivi (vuoi economici, vuoi di scarso interesse), è relegata spesso a narrativa di serie B. Io ho iniziato a scrivere le storie che inventavo, tanti anni fa, per i miei figli. Dapprima per gioco poi con più serietà, incitata da amici e parenti. L'albero Laura è stato il mio primo esperimento, il primo libro pubblicato, in cui mi sono messa in gioco, uscendo allo scoperto per farmi leggere anche da altri. Con questo libriccino ho dato libero sfogo a tutto quello che volevo dire ai bambini, a quello che volevo trasmettere loro (sentimenti di amicizia, di tolleranza, di giustizia) e che, al contempo, desideravo dire anche al pubblico adulto dei loro genitori. Anche per la mia esperienza di lettrice, mi sento di affermare che i libri per l'infanzia e l'adolescenza (a parte qualche eccezione), sono appetibili ed educativi anche per 'noi grandi'.
D - Ho avuto modo di conoscere alcune delle tue letture e so che segui molto la letteratura per ragazzi e novità di narrativa italiana e internazionale: quali ti sembrano essere gli argomenti più difficili da trattare per un autore che voglia parlare alle generazioni che si affacciano alle prime problematiche dell'esistenza?
R - Paradossalmente l'argomento più difficile da affrontare con i ragazzini è proprio la lettura. Il leggere non è mai stato così poco gradito come adesso, si comprano pochi libri e comunque meno rispetto a qualche anno fa, si comprano e leggono pochi quotidiani. Sembra di vivere un oscuramento culturale; gli adulti si annullano davanti ai reality e, automaticamente, i figli fanno lo stesso. Le trasmissioni culturali della televisione sono seguite da pochi telespettatori. Allo stesso modo, il libro appare noioso, molto meglio il computer, l'IPod e il cellulare. Quindi il nodo da sciogliere con questi giovani è innanzitutto far scoprire o riscoprire loro, la lettura. Far conoscere ai bambini quanti mondi, quanta vita, quanta fantasia e realtà ci sono dentro un libro. Gli argomenti da trattare per coinvolgerli sono tanti: la diversità, la giustizia, l'amore e l'amicizia; la socializzazione e la condivisione. È raro che i ragazzini non si facciano rapire da un bel libro, se li aiutiamo ad amarlo. Il genere fantasy, in particolare, ha rilanciato recentemente la lettura tra i giovani e i giovanissimi. E ben venga: insieme alle trame i nostri ragazzi imparano o re-imparano anche l'uso della nostra lingua. In fondo così come si identificano nel mago Harry Potter o nel bellissimo Edward, il vampiro rubacuori, allo stesso modo, sanno identificarsi con Leo e Silvia, i protagonisti senza poteri magici del romanzo di Alessandro D'Avenia. I libri che vale la pena di leggere ci sono e sono molti; basta saper invogliare i giovani ad aprirli.
D - Scrittrice, lettrice, ma nello specifico del lavoro di lettura che fai presso le scuole, nei bambini quale area credi che vadano a sensibilizzare le letture di gruppo e il lavoro di approfondimento sul testo?
R - Lavorare insieme ai bambini a scuola (cosa che mi è capitato di fare parecchie volte), è più gratificante di quanto si pensi. La soddisfazione che ti danno loro è uno sprone a continuare; sono sinceri, non fanno sconti, ma quando collaborano e pongono domande sono autentici e spesso geniali. Le letture di gruppo, il lavoro svolto in classe per approfondire un testo, è proprio questo il successo primario che si ottiene: lavorare in gruppo. I bambini socializzano, si integrano, si coinvolgono. Non si dividono, ma condividono gli sforzi. In ogni caso va comunque riconosciuto il merito al grande lavoro del corpo insegnante verso l'integrazione degli alunni.
D - Qual è secondo te l'autore/autrice che è riuscito/a a risolvere meglio il nodo fra il parlare di un argomento a fini educativi e l'intrattenimento che si cerca in un libro, qualità non disgiunte che, mi pare di capire, apprezzi in un testo valido per bambini/ragazzi?
R - Ho sempre letto, e rileggo ancora, con grande piacere tutte le opere di Gianni Rodari. L'esempio che si può educare con serietà, ma senza essere 'seriosi'. L'ironia, e la fantasia sono qualità indispensabili perché il libro non spaventi il bambino: l'approccio alla letteratura è più semplice se il piccolo lettore si diverte, o si stupisce mentre legge una storia.
D - Vista la tua discreta produzione letteraria fra cui romanzi non solo per ragazzi, come Volevo solo essere serena, cos'è che ti fa sedere a tavolino a scrivere, esercitando la 'disciplina' dello scrittore ... e che cosa invece ti fa alzare?
R - Le mie storie, i miei racconti, i personaggi stessi: sono loro che vengono a trovarmi e mi suggeriscono quello che scriverò. Arrivano così, inattesi e allora devo scrivere. Non ho orari per farlo; scrivo appena posso, quando gli impegni di lavoro e quelli famigliari me lo permettono. In generale, quindi, di notte. Ma anche nelle pause dal lavoro, nelle attese in automobile o dal medico: non giro mai senza un quaderno ed una penna. Appunto frasi, butto giù impressioni, scrivo riflessioni dove capita. I miei racconti scaturiscono tutti dalla realtà che mi circonda. Le incombenze quotidiane mi fanno smettere di scrivere, lo sguardo all'orologio che mi suggerisce di andare a letto perché si è fatto molto tardi, oppure la voglia di leggere. Alterno sempre scrittura e lettura. Scrivere mi fa stare bene, leggere mi è indispensabile. Non potrei fare a meno di leggere: sono una lettrice compulsiva.
D - Cosa hai letto questa estate e cosa leggi in questi giorni? se ne hai voglia consigliaci un libro...
R - Proprio in quanto lettrice compulsiva, ho letto molto, anche questa estate. Scelgo i libri da leggere in base alle recensioni, ma spesso a fiuto; a volte basta un titolo a rapirmi, altre una copertina originale. Tra i più interessanti di questa estate Il segreto dell'ultima estate di John Harding: un romanzo toccante, la storia di un rapporto genitore-figlio, dove il padre anziano è parkinsoniano. Divertente e commovente fino alle lacrime, molto realistico: lo dico da figlia di parkinsoniano. Giulia 1300 e altri miracoli di Fabio Bartolomei: una commedia all'italiana, con punte di esilarante umorismo, scritta benissimo e per questo, scorrevole e molto piacevole. La ragazza di Charlotte street di Danny Wallace, un romanzo rilassante, storia di un uomo alla ricerca di una sconosciuta, il tutto condito con spassoso umorismo inglese. Poi l'ultimo Montalbano di Camilleri Una lama di luce; i tre deliziosi gialli della libraia di Istanbul, della turca Esmahan Aykol, e Arrivano i Sister di Patrick Dewitt, un insolito romanzo western, duro e triste, eppure rivolto all'ottimismo. Per non farmi mancare l'infanzia, ho letto Il vento nei salici, di Kenneth Grahame: la delicata storia delle avventure del signor Talpa e dei suoi amici sulle rive di un fiume ed il fantastico La tela di Carlotta di E.B.White». (n.d.r. edizioni: E/O, Feltrinelli, Sellerio, Neri Pozza, Einaudi, Mondadori)
D - Vuoi raccontarci brevemente un progetto di scrittura che ti piacerebbe realizzare, o un progetto legato ai tuoi libri già noti?

R - Mi piacerebbe realizzare ancora molti laboratori di lettura e scrittura con bambini o ragazzi. Qualche anno fa mi sono offerta volontaria in una scuola media, presentando alla preside un progetto di lettura: l'ho fatto per dare una classe e un'insegnante ai ragazzi che scelgono le attività alternative all'ora di religione. Sanno tutti che per questi ragazzi non c'è mai una vera alternativa seppure la legge lo preveda. Senza entrare adesso nel vivo di questo annoso problema, la preside ha accettato volentieri di 'ospitarmi' a scuola, una volta a settimana, oltretutto mi proponevo a costo zero. Ho lavorato con una quindicina di ragazzi e ragazze, 11-13 anni, italiani e romeni. Ho scelto di non lavorare sui miei testi, temendo un malinteso con la direzione scolastica. Fra le mie proposte i ragazzi hanno letto: L'amico ritrovato di Fred Ullman, L'ultimo elfo di Silvana De Mari, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon e Le cinque isole di Roberto Piumini. Dopo la lettura, i ragazzi hanno reinterpretato il testo con disegni, parole, collage di carta stampata fino ad ottenerne vari quadernoni, esposti poi alla festa della scuola, a fine anno. Un lavoro bellissimo, che li ha gratificati. La cosa che ha gratificato me è stata vederli 'bisticciare' per chi doveva leggere per primo, vederli collaborare nei commenti ai testi, compartecipi, vederli integrati e soprattutto sentirli leggere. Insomma se li si sprona a leggere, i giovani leggono e lo fanno con piacere. Questa è stata un'esperienza che farei di nuovo molto volentieri, tempo permettendo. E stavolta non mi dispiacerebbe farli lavorare sui miei libri.

Ottobre 2012

 

 

SERENA A CHI?

La recensionedi *stefano* ilmiolibro.it

 
Serena ma non troppo
Le parole di questo libro sono come piccole onde che, inizialmente lente, ti lambiscono i piedi e poi pian piano s’ingrossano, ti travolgono, ti trascinano via, ma non ti affogano mentre ti sballottano nel vortice della vita. Sì, di vita reale si narra in questo libro con l’audacia della tecnica della prima persona, metodo con cui si rischia sempre di essere banali o noiosi. Invece l’autrice riesce a far calare il lettore nella storia tanto che sembra di essere lì ad ascoltare un dialogo, prima come osservatore occasionale, poi come amico fraterno. Le pagine incalzano e producono uno strano effetto sul lettore che ha sempre più voglia di proseguire la lettura di sapere come si risolve ogni fatto narrato. E’ uno di quei rari libri che si legge tutto d’un fiato, non si ripone per il giorno o la settimana dopo, ci si sente coinvolti troppo coinvolti per lasciar stare. Ci si riconosce in alcuni avvenimenti, in alcuni dialoghi, nelle deduzioni o nei lanci emozionali delle protagoniste. Serena è una donna, come tante altre, che si muove tra i problemi di lavoro, dei rapporti sentimentali e la capacità di provvedere e indirizzare la propria figlia nella maniera più opportuna. L’amica Sofia non è solo un punto di riferimento per Serena, ma una scrittrice che narra la sua vita in alcuni libri. Così il libro si muove su due binari paralleli: il primo questo diario di vita vissuta, l’altro la stessa vita interpretata e rappresentata dall’amica Sofia. Non voglio entrare nel merito dei fatti narrati perché voglio lasciare al lettore il piacere di immergersi in questo mondo così particolare e comune allo stesso tempo. Un libro che vale la pena di leggere perché pena non lascia nel lettore.

 

 

Commento di dede59 ilmiolibro.it

Nomina sunt omina
Nel caso di Serena, protagonista del racconto lungo di Lauretta Chiarini, mai una locuzione latina fu più erronea. Chiarini si riconferma scrittrice eclettica e talentuosa, capace di toccare le corde del sentimento, sia quando si rivolge ai bambini, sia quando scrive per i lettori adulti. In questo libro in particolare dimostra una profonda conoscenza della psicologia femminile tratteggiando dei ritratti di donne, stressate dalla modernità, molto puntuali e verosimiglianti. Gli uomini invece nel libro hanno solo un ruolo di comparse e il genere maschile non viene trattato molto bene dall\'autrice; che in qualche caso ne tratteggia le imperfezioni con raffinata crudeltà. La cifra stilistica di Chiarini è data da una scrittura fluida e una vena umoristica, che sdrammatizzando i travagli quotidiani dell\'esistenza, rendono la lettura davvero piacevole.

 

 

MARGHERITA, GIORGIA, LE ALTRE ED IO

La recensione di dede59 ilmiolibro.it

 
La solitudine dei numeri uno


Il libro racconta tre anni scolastici di un'adolescente, Alice, dalla prima media fino ai primi giorni del liceo. La protagonista è la figlia che ogni genitore vorrebbe, l'allieva che ogni insegnante desidera; studiosa, educata, sensibile, corretta e solidale con i meno fortunati. La forma è il diario, su cui la ragazzina annota, in prima persona, le sensazioni e gli avvenimenti della sua vita. Alice spicca per intelligenza e cultura sui compagni maschi troppo infantili e sulle femmine traviate dai reality show. Tuttavia, come per la Justine del Marchese De Sade, tanta virtù è la causa delle sue disgrazie. La ragazza è additata come esempio positivo dagli insegnanti e dovrà, per contrappeso, affrontare il bullismo del feroce branco di compagne aspiranti veline, capitanato da Margherita. Alice si batterà contro il razzismo dei compagni e contro le ingiustizie di una riforma scolastica che taglia risorse al futuro dei giovani. Rimarrà turbata da un'accusa di pedofilia nella sua scuola e da un caso d'incesto nella sua classe, proprio in prossimità dell'esame di terza media. Alla fine porterà faticosamente a termine un cammino di crescita in un mondo che sembra facile e protettivo, ma è irto di difficoltà e pericoli. Procedendo per tentativi ed errori si pentirà di giudizi intempestivi e scoprirà affetto e amicizia, laddove non se li aspettava. Proverà le prime estasi d'amore e tormenti sconosciuti, come la gelosia. Nel suo Diario di scuola Daniel Pennac racconta il disagio di uno studente "somaro" e il senso d'inadeguatezza e sfiducia che s'instaura in chi percepisce il vuoto cosmico davanti a un esercizio di matematica. La Chiarini rovescia il punto di vista e mostra che anche essere più avanti dei propri compagni può causare disagio e dolorosa solitudine; perché l'adolescenza è un'età in cui ciascuno, anche il più dotato, ha bisogno di sentirsi incluso, di appartenere a un gruppo di coetanei. All'inizio è difficile associare una ragazzina di undici anni a pensieri così maturi e profondi. Poi l'abilità dell'autrice, che conosce bene l'universo giovanile, convince anche il lettore più critico. Allora Alice, con la sua forza e la sua fragilità, inizia a esistere e coinvolge con le sue disavventure scolastiche. Tra i capitoli si trovano inseriti, in corsivo, testi di canzoni che costituiscono una sorta di colonna sonora della storia e riflessioni e citazioni che fanno da contrappunto alle vicende narrate. Un punto di forza del libro è la straordinaria conoscenza dell'universo scolastico che dimostra l'autrice. Tutto il romanzo è una profonda riflessione sul mondo della scuola e sui suoi protagonisti: alunni, professori, genitori, bidelli e istituzioni. Per ogni situazione trattata la Chiarini non tralascia mai l'aspetto temporale, riuscendo sempre a porre l'accento su come la cronaca e i cambiamenti sociali influenzino i processi di apprendimento e i metodi educativi. Tra l'altro critica, a ragion veduta, la riforma Gelmini, che danneggia gravemente la scuola pubblica. Un'istituzione che, con limiti e problemi, grazie al sacrificio e all'impegno di tanti bravi insegnanti, finora, è riuscita a formare dignitosamente i cittadini italiani. Lo stile della Chiarini, semplice ma mai piatto, rende piacevole la lettura e dà spessore ai personaggi. Margherita, Giorgia, le altre ed io è un romanzo che, con una scrittura scorrevole, lascia spazio a molteplici riflessioni su temi come l'adolescenza, la scuola, l'amicizia, l'amore e la politica.

 

 

MARGHERITA, GIORGIA, LE ALTRE ED IO

La recensione di Stella Stollo ilmiolibro.it

 
Una scuola per il famigerato mondo migliore


La quattordicenne Alice racconta in prima persona le vicende di tre anni di scuola, dalla prima alla terza media. Descrive coetanei e adulti con ironia e autonomia di giudizio e con altrettanta severità mette a nudo il proprio carattere di adolescente priva di grinta e con la lacrima facile. In realtà Alice è la figlia che tutti i genitori vorrebbero avere: intelligente, studiosa e amante della scuola, buona e generosa con i compagni, insensibile agli insulsi dettami della moda, in una parola diversa. La sua diversità si trasforma automaticamente in esclusione e solitudine dal momento che, al pari dei maschietti non ancora usciti dall'infanzia e delle compagne straniere senza vestiti griffati, non viene considerata degna di entrare nel gruppo leader delle ragazzine trendy. Troppo diversa, è costretta a subire l'indifferenza e non di rado le angherie di quelle tutte uguali, come Margherita, Giorgia e le altre. Alice vive l'emarginazione a volte come un torto da parte delle altre ragazze ("Il problema fondamentale del razzismo è la paura-la paura della diversità) e talvolta come un effetto delle proprie debolezze. L'eccessiva sensibilità, per esempio, le appare come un difetto, un sinonimo dell'incapacità di difendersi contro chi strilla e prevarica: "é che non vorrei mai, proprio mai offendere nessuno. Chiunque esso sia." Sullo sfondo il mondo della scuola con tutte le problematiche odierne: confronto-scontro con varie etnie, religioni e culture, prepotenza e bullismo, casi presunti o reali di pedofilia, riforma Gelmini, tagli al personale docente e ausiliario, sovraffollamento delle classi. Il tutto visto con gli occhi di un'alunna che nonostante tutto ama il suono della campanella, l'odore delle aule, le penne che scrivono sui quaderni. Un'adolescente timida e impacciata, ma che in queste pagine riesce a rivendicare quello che sente come diritto fondamentale per se stessa e per tutti i suoi coetanei: il diritto di frequentare una scuola dove poter costruire le proprie conoscenze e il proprio sapere. Quel sapere indispensabile ad affrontare la vita con consapevolezza e libertà di pensiero. Il romanzo è supportato da una colonna sonora: alcuni testi di significative canzoni si integrano nella narrazione arricchendola di poesia. Da Alice  di De Gregori fino a C'è solo la strada di Gaber, un'esortazione ad uscire dalle proprie mura e a lottare per sé e per gli altri. E infatti Alice afferma: "Qualcuno dovrà pur costruire quel famigerato mondo migliore: perché non potrei essere io tra coloro che ce la faranno?" Forse sono queste le parole-chiave di tutta la storia, parole atte a farci prendere/riprendere coscienza di un fatto molto ovvio: i ragazzi hanno in mano il futuro dell'umanità, rappresentano la nostra unica speranza di evolverci in qualcosa di migliore. Parole che dovrebbero farci uscire dal nostro torpore e restituirci la capacità di indignazione di fronte ai casi di maltrattamento e abuso, come quello descritto nel romanzo, ma anche di fronte alla solitudine che spinge gli adolescenti verso i modelli del velinismo  e del GF.  E indignarci dovremmo anche per certe scelte governative in materia di scuola e istruzione, che remano contro un'offerta egualitaria di adeguate opportunità formative. Un romanzo sui ragazzi e anche per ragazzi, ma scritto dall'autrice con una tale empatia che non potrà che suscitare una lettura empatica da parte di tutti gli adulti.

 

 

MARGHERITA, GIORGIA, LE ALTRE ED IO

La recensione di Jenny78  ilmiolibro.it

 
Margherita, Giorgia, le altre ed io


E' la storia di Alice, una timida, sensibile e studiosa ragazzina delle medie che si ritrova suo malgrado a dover affrontare un problema "tipico" della sua età: il confronto... o per meglio dire lo SCONTRO con il BRANCO, vale a dire i suoi coetanei, unito e compatto quel tanto che basta a perseguitare ed emarginare i "diversi", ossia chi non vuole sottostare e non si uniforma ai loro usi e costumi. Nel caso della nostra Alice sono le sue compagne di classe a infierire contro di lei, in barba alla solidarietà femminile. E Alice deve amaramente constatare che le donne, sin da piccole, sanno essere molto più cattive degli uomini! Al contrario: ancora innocente e priva di quella malizia che i ragazzini acquisiscono sempre prima, generazionalmente parlando, trova nei suoi compagni di classe di sesso maschile degli ottimi e fedeli amici. Anche loro, in fondo, sono vittime del branco: Margherita e la sua gang vogliono farla da padrone, si sentono già grandi. Fumano (alle medie!), arrivano a lezione quando pare a loro, vantano esperienze con i ragazzi... insomma, cercano di darsi arie da donne vissute. E i professori diventano sempre meno indulgenti... finché nella famiglia di una loro allieva non vien fuori il marcio. E, per la prima volta in tre anni, la classe sembra finalmente dimostrare quella solidarietà, quell'unità che gli insegnanti hanno cercato di inculcare dal primo giorno della prima media. Lauretta Chiarini ha scritto una storia molto bella e, purtroppo, molto realistica. Dico "purtroppo" perché gli episodi di bullismo nelle scuole sono sempre esistiti (basterebbe leggere CUORE, il romanzo di De Amicis) ma andando avanti nel tempo, forse fuorviati dalle sciocchezze che vedono in tv, i ragazzini vanno perdendo sempre di più i buoni valori, acquisendo invece linguaggi e atteggiamenti da far rizzare i capelli sulla testa. Chi di noi non li ha mai incontrati sull'autobus, nella metropolitana, per strada...?

 

 

PAROLE VIVE

di Annaluisa Nike ilmiolibro.it


Parole vive: definizione perfetta per restituire afflato e vita al logos. Nella cultura materialistica le parole non sono che cadaveri, uno strumento passivo o una materia puramente sensuale. Il bambino che si trova immerso nella pagina di un libro, al contrario, sarà sempre più indotto alla lettura, che ha un valore dinamico e conoscitivo assoluto. Brava la scrittrice che ha saputo far corrispondere benissimo le percezioni immaginate con quelle reali
 luglio 2010 

 

 

PAROLE VIVE

di Alfredo ilmiolibro.it


Leggere un libro...che lagna!
No: quest’esclamazione non potrà essere emessa dalla voce dei ragazzi che si accosteranno a quell’atmosfera di suspense e di stupore che hai creato in questo libro. E’ chiaro che conosci profondamente la psicologia dell’età preadolescenziale: un ragazzo intelligente leggerà avidamente le tue pagine fantasy. Credo che tu abbia centrato l’obiettivo!
 giugno 2010 

 

PAROLE VIVE

di poetavero ilmiolibro.it


Parole vive
Credo che ai giorni nostri, considerando il fatto che pochi ragazzi leggono per intero un libro in quanto presi da internet, face-book e videogiochi, non può fare che un enorme piacere leggere il libro di Lauretta che parla di Marco, un dodicenne annoiato, che scopre la lettura e viene completamente preso dalla storia che sta leggendo. Chi adora leggere capisce perfettamente cosa voglia dire “Parole vive” e “l’Anima del libro”.
 giugno 2010 

 

 

PAROLE VIVE

di bruno cascianelli ilmiolibro.it


"Sono in mezzo ad una pagina". Una delle più belle espressioni che ho trovato in questo sito! D’altra parte, è un sito di scrittori, che della pagina dovrebbero fare proprio la colonna portante di tutto il lavoro, e trovarcisi dentro non è cosa da poco! Al di là della metafora, il libro è molto godibile, e altrettanto deve esserlo per la fascia dei destinatari: soltanto così capiranno che le parole sono davvero vive, sono la vita, e quelle nei libri sono le parole degli amici, perché i libri stanno lassù sullo scaffale e ci guardano, e sta a noi afferrarli e stabilire il dialogo. Quanti amici in silenzio! Quanta necessità ha il mondo di oggi di riprendere quel dialogo interrotto da una cultura veramente materialista, che dà valore soltanto a ciò che permette di "sembrare" e non di "essere". Brava, vedrai che questo lavoro ti darà tanta soddisfazione.
 luglio 2010 

 

 

Margherita, Giorgia, le altre ed io

Intervista e recensione per il giornale del Liceo Ugo foscolo di Albano Laziale, "Hugo Folk"

Numero 3, Aprile-Maggio 2011  Anno I

Lauretta Chairini. Intervista ad una scrittrice della nostra cittadina.

Lauretta Chairini è nata ad Albano Laziale nel 1959. Diplomata all'Istituto Magistrale, lavora da molti anni nel campo dell'arredamento.

Quando è nata la sua passione per la scrittura?

La passione per la scrittura me la porto dietro da quando ero molto piccola. Frequentavo la scuola elementare e scrivere storie era l'attività che preferivo. L'amore per la scrittura è cresciuto man mano e di pari passo con quello per la lettura. Da adolescente ho continuato a scivere, ma, comportandomi esattamente da adolescente, tenevo tutto per me. Poi, dopo la nascita dei miei figli la voglia di scrivere si è rinvigorita; ho iniziato a scivere per loro e a far leggere anche ad altri i miei racconti; da lì sono nate le prime pubblicazioni. Scrivere pe rme è più di una passione: scrivere mi fa stare bene.

Per quale motivo ha deciso di scrivere libri sui ragazzi e per i ragazzi?

Tutti i racconti che ho scritto finora sono per bambini e e ragazzi, ad esclusione di un romanzo breve Volevo solo essere Serena, edizioni Azimut, dove invece racconto le vicissitudini semiserie di una donna di quaranta anni. Ma è stata un'emozione, un'esigenza dettata dal momento. La mia passione è rivolta al mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, perché è a loro che voglio dire qualcosa. Soprattutto a loro. In realtà le storie che racconto dovrebbero essere (e spesso lo sono) lette anche dai grandi, che sono fortemente implicati nella realtà della mia narrazione.

Parlando di "Margherita, Giorgia, le altre ed io", cosa l'ha spinta ad affrontare temi di un elevato spessore?

Tutti i miei libri affrontano temi sociali; nessuna storia da me narrata esula da un contesto sociale molto ben definito che è la Società degli esseri umani e, quindi, tutto ciò che implica: la discriminazione, le guerre, la libertà degli individui e la dignità; l'ecologia, la Scuols... Per le diverse fasce d'età naturalmente ho pensato racconti diversificati, con situazioni e personaggi idonei. Ma il tema fondamentale su cui si basa tutto il mio lavoro sono sempre i diritti umani e la giustizia, nell'accezione più vasta del termine. A fare da sfondo ai miei racconti c'è sempre la realtà. Anche nel caso di Margherita, Giorgia, le altre ed io la scuola e le vicende che descrivo sono basate su una realtà specifica, in cui tanti possono riconoscersi. Ovviamente la fantasia si inserisce dirompente tra le righe, perché scrivere è anche lasciare a briglie sciolte la creatività, ma i sentimenti che trasmetto scrivendo, sono sempre i miei sentimenti. In ogni mio lavoro c'è sempre un po' di me.

Sempre riguardo al libro ha inserito all'interno della narrazione riflessioni e parti di canzoni; possiamo chiederle il perché di questa sua scelta?

Ho inserito nel libro brani di canzoni che amo, è vero. La musica (grande amore dopo quello per i libri) fa, effettivamente, da colonna sonora alla vita. Alcune canzoni sono vee e proprie poesie, sono piccoli racconti, sono grandi storie, sono denunce. E, come ho fatto con citazioni di grandi pensatori o miei piccole riflessioni, ho trovato giusto collocare tra le vite dei miei personaggi, uno stacco musicale non pensato per rilassarsi, bensì come pausa per riflettere.

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Alice, la protagonista del libro, è una ragazza qualunque con una vita qualunque, investita da tutte le sfaccettature che caratterizzano la scuola media: positive e non. E così una timida ed insicura Alice, che non si riconosce nei comportamenti della gran parte dei suoi coetanei, si trova a dover subire le prepotenze di Margherita, di Giorgia che dietro un carattere forte ed autoritario nasconde un'infanzia difficile, in una classe in cui episodi di bullismo e di razzismo sono ormai troppo frequenti. Fa da sfondo alle vicende della classe La riforma gelmini sulla scuola.

Tre anni, quelli di Alice, vissuti nella paura, nel timore di apparire "diversa", tre anni, tuttavia che lasciano un segno, che aiutano Alice a crescere e la preparano al mondo del liceo.

Intervista di Flavia Rufi (alunna del IV anno)

 

SERENA A CHI?

Serena a chi? di Serena Grizi su Controluce mensile di attualità e cultura dei castelli romani e prenestini novembre 2012


Titolo: Serena a chi? Non si sa mai
Autore: Lauretta Chiarini
ISBN: 120008735723
Editore: ilmiolibro.it
Prezzo: € 12,50        ordinabile su: ilmiolibro.it
 

 Le avventure di Serena, in origine moglie, impiegata e mamma soddisfatta dell'adolescente Gaia sono qui al loro secondo capitolo dopo Volevo solo essere serena. Serena ha messo in discussione il proprio matrimonio perché innamorata di un altro e poi ha visto messa in pericolo la propria vita lavorativa tanto da dover ricominciare tutto daccapo. Le sue peripezie ci giungono per mano della sua migliore amica Sofia, scrittrice 'ispirata' alla vita di chi le sta vicino. Nel secondo capitolo che vede definirsi meglio i desideri di questa Bridget Jones faentina, cinquantenne, incline a piangere come una fontana e a consolarsi con il cibo, biologico e multietnico però, Serena approfondirà il suo rapporto con Guido, fratello di Sofia, e continuerà a cercare un equilibrio in questa seconda vita che nonostante impegni, figlia, amici, non necessariamente in quest'ordine, le appare sempre come un'avventura senza rete. Più che la semplice trama, seppur non scontata, che sonda un piccolo cosmo di provincia, in questo racconto conta lo stile. Le vicende tragicomiche sono raccontate con i giusti salti temporali, arrivano al lettore attraverso dialoghi sciolti e brevi monologhi (la protagonista non è una scrittrice ma ama tenere un diario) e restituiscono un quotidiano fatto di perplessità, rimorsi, infantilismo e soluzioni originali, comune forse a molte donne ma reso interessante da una scrittura sorvegliata che lavora per sottrazione, aggirandosi in 'punta di piedi' solo intorno a temi ben sondati. Così, anche in un così piccolo ambito che osa appena alzare la testa verso il Mondo sovrastante, s'intuiscono i problemi della vita vera (il lavoro, i rapporti con gli altri, la solitudine) senza che questi diventino macigni, con leggerezza voluta, anche per rispetto del genere 'rosa' cui il libro appartiene.

 

 

L'ALBERO LAURA

Lettera aperta dei bambini della scuola elementare G. Rodari di Campoleone

 
Vorrei dire a ...
Lettera aperta alla scrittrice Lauretta Chiarini autrice del libro "L'albero Laura"


Cara scrittrice, io sono Martina Incani.
A me è piaciuto molto ascoltare le storie del tuo libro che la maestra ci ha letto in classe.
Nelle storie che hai scritto sei stata molto brava.
Hai saputo esprimere molto bene il tuo modo di fare le storie.
Io sono Federica
e volevo dirti che le storie del tuo libro sono state molto belle e fantasiose. L’ultima storia è stata un po’ triste ma per me è stata molto bella lo stesso.
Io sono Silvia.
La storia che mi ha colpito di più è stata quella dell’albero Laura che è anche il titolo del libro.
Questa  è una storia vera e parla di gente che muore. Io ho capito che i bambini di quella storia si sono consolati del loro dolore con la fantasia.
Ti auguro che la tua storia di scrittrice vada per la giusta strada.
E… ancora tanti complimenti
Io sono Nicola,
Penso che tu sei stata molto brava a scrivere questo libro, e vorrei che ne scrivessi altri come questo.
Io sono Chiara Sittaro.
Ti volevo dire che con le quattro storie del tuo libro ci hai trasmesso delle cose importanti: il rispetto delle regole, il rispetto dell’ambiente, il rispetto per le cose da imparare, la possibilità di vivere bene anche le cose un po’ tristi.
Speriamo che il tuo prossimo libro sia ancora più bello di questo.




Rodarilandia - n° 2 di Aprile 2007

 



 

L'ALBERO LAURA

 

I bambini della scuola elementare G. Rodari di Campoleone

L'albero magico


Una maestra, aveva una classe di bambini
tutti simpatici e birichini.

Leggere, scrivere e disegnare,
con lei era stato facile imparare!

Da qualche tempo lei se n’era andata
e non era mai più ritornata…

Per tutti fu un grande dolore
e fu triste il loro cuore.

I bambini furono incoraggiati a parlare
perché  il dolore si può superare!

Sarà nel sole…nella pioggia…nel vento…
così  la pensavano in ogni momento.

C’era un albero grande nel giardino
a cui era affezionato ogni bambino,

e quell’albero grande e frondoso
fu un nuovo amico meraviglioso.

In ricordo della maestra molto cara
accarezzarlo ed abbracciarlo fu una gara!


Filastrocca inventata dalla classe IV A
su ispirazione di una storia letta nel libro “ L’albero Laura “




Rodarilandia - n° 2 di Aprile 2007

 


 

VOLEVO SOLO ESSERE SERENA

LAURETTA CHIARINI: "VOLEVO SOLO ESSERE SERENA"

Il primo romanzo adulto della scrittrice per l'infanzia

Roma - Più che un titolo, un vero e propeio grido d'allarme dalle tinte allegre ed esilaranti di una scrittrice brillante e giovanile. Dopo un'intena e rapida carriera nel mondo dell'editoria pr l'infanzia con L'albero Laura e Turul che diventò un uccello..., Lauretta approda ora al tema ben più adulto della vita di una donna sola ed in crisi con se stessa. Serena è una madre coraggiosa ed un'amante confusa, ma soprattutto è una donna dei nostri tempi che lotta contro una vita caotica e confusionaria. Serena è quel caleidoscopio di situazioni, emozioni e pensieri in cui ogni lettrice può riconoscere una o più delle sue debolezze, dei propri punti di forza o dei voli pindarici di una fantasia che vuole rompere con la monotonia di una vita fatta di errori del passato che si rinfrangono sul presente. Libera ormai da una relazione coniugale e da una extra-coniugale che l'hanno solo svuotata delle proprie forze e soprattutto della dignità di essere se stessa, in ironico contrasto col suo nome, la protagonista nuota in un mare di situazioni paradossalmente realistiche e fantozziane per giungere alla dolorosa e allo stesso tempo necessaria consapevolezza dei propri limiti, per ripartire proprio da lì. Lo stile narrativo è quello accattivante di una nuova Sophie Kinsella, già applaudita autrice della saga I Love Shopping, cui si aggiunge la rara sensibilità di una donna che vive e guarda il tempo che scorre in una realtà economica e sociale oltre culturale e pregiudizievole, come quella italiana. Niente scarpe firmate dunque, ma parecchi conti da pagare. Niente fidanzati danarosi e romantici, ma una figlia al limite del disturbo sociopatico. Battute schiaccianti e brillanti per far fronte, con sagace ironia, alle difficoltà tangibili di una vita fatta di sogni infranti e di speranze d'acciao. Volevo solo essere Serena è un libro da leggere tutto d'un fiato, per ridere di se stessi e riflettere sulla natura di ogni donna che vuole solo essere... se stessa.

 

Patrizia Di Resta

 

 

TURUL CHE DIVENTO' UN UCCELLO E ARAL CHE DIVENTO' UNA FOGLIA

di Antonino Picciano

Turul che diventò un uccello e Aral che diventò una foglia
Il colloquio iniziale fra Turul e Aral è affascinante. Colpisce molto il viaggio ad occhi chiusi di Turul sulle ali della fantasia, e ancora di più la sua prepotente voglia di farsi crescere le ali per divenire un uccello. E’ stata, è, e sarà la massima aspirazione dell’uomo che vuole conoscere altri mondi.

 

 

TURUL CHE DINETO' UN UCCELLO E ARAL CHE DIVENTO' UNA FOGLIA

di Maginrosa

Avvincente

Un racconto originale, descrizioni molto belle e particolareggiate che portano il lettore nel’oasi di Karubal. Simbologie che stimolano la fantasia. Il tutto "farcito" dall’antica curiosità del sapere cosa c’è oltre. Complimenti Maginrosa

 

 

TURUL CHE DIVENTO' UN UCCELLO E ARAL CHE DIVENTO' UNA FOGLIA

 di Alfredo

Viaggiare ad occhi chiusi...
I tuoi racconti consentono anche agli adulti di "viaggiare ad occhi chiusi" come dopo una lettura di Coelho, cui il tuo stile somiglia molto. Le allegorie simboliche, che si intravedono tra le righe, sollecitano sogni e visioni. La narrazione è poetica e ritmata con dolcezza. Mi piace.

 

 

TURUL CHE DIVENTO' UN UCCELLO E ARAL CHE DIVENTO' UNA FOGLIA

di Cosimo Quarta

Meglio liberi di soffrire che adagiarsi in qualasiasi gabbia dorata. L’inquietudine e la voglia di conoscenza, il nostro essere curiosi, peculiare caratteristica del nostro stesso essere umani. Anche i racconti esprimono un carattere , questo tuo mi sembra prenda per mano, accarezzi delicatamente come una fresca brezza primaverile e trasporti con sè verso il meraviglioso mondo della vita. Complimenti

 

 

TURUL CHE DIVENTO' UN UCCELLO E ARAL CHE DIVENTO' UNA FOGLIA

di fabbroscrivano

Scrivere per bambini
Bello. Soprattutto perchè, contrariamente a quel che si crede, scrivere per i bambini è sempre un grande impegno, evitando moralismi (più graditi dagli adulti), intenti pseudo-pedagogici e falsi stereotipi dei bambini.

 

 

IN CAMPAGNA CON IL SIGNOR GARGIULO

Vita in campagna e lettere grandi per nonni e bambini

di Serena Grizi - Controluce

Titolo: In campagna con il signor Gargiulo

Autore: Lauretta Chiarini

Editore: ilmiolibro.it G. Ed. L'Espresso

 

Descrizione: In questo libricino, stampato in corpo 20, illustrazioni di Francesca Tartaglia, la giornata del signor Gargiulo e di sua moglie Matilde, contadini, si muove secondo le precise regole delle tante attività da svolgere in ogni stagione in campagna. Il libro, per bambini dagli 8 anni, si avvale di una stampa a caratteri grandi e ben leggibili, facilmente decifrabili anche da bambini con problemi, ma anche da nonni con la vista non proprio da aquila che avessero piacere di leggerlo ai loro nipotini. All'interno l'avvicendarsi delle stagioni, brevi poesie di autori noti e meno noti e la possibilità di imparare tante parole nuove.